Storia del Gatto: Miti, Credenze e Razze

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La Storia del Gatto è ricca di aneddoti, curiosità ed eventi terribili, e comincia moltissimi anni fa …

Nelle nostre case siamo sempre più abituati ad accogliere degli amici a quattro zampe, in qualità di veri e propri membri della famiglia. Tra gli animali domestici con cui storicamente l’uomo ha convissuto maggiormente, troviamo certamente i cani e i gatti, che attualmente abitano i nostri appartamenti per un totale di rispettivamente circa 7 milioni i primi e 7,5 milioni i secondi.

Nonostante le dicerie sul carattere schivo dei micetti, infatti, sono proprio loro i preferiti, complice il fatto che siano più autonomi, e dunque facilmente gestibili, rispetto ai loro proverbiali rivali (altro mito da sfatare, quello che vede cani e gatti incompatibili e nemici).

Ma da dove viene questo felino così misterioso quanto affascinante? Scopriamo insieme la Storia del Gatto!

Storia del Gatto: gli Inizi

La Storia del Gatto inizia molti anni fa, addirittura tanti prima di quella dell’essere umano.

I paleontologi stimano infatti che la sua comparsa sulla Terra sia avvenuta circa 10 milioni di anni fa, a partire dalla famiglia dei Felidi, mentre quella Hominidae risale a circa 5-6 milioni di anni fa. Durante la preistoria i gatti erano per lo più sfruttati dall’uomo per la loro pelliccia, mentre la convivenza delle due specie, basata su un rapporto che potremmo definire simbiotico, ovvero di mutuo vantaggio, si attesta a partire dall’epoca in cui l’uomo ha iniziato a coltivare. La presenza dei gatti è infatti risultata, in questa occasione, fondamentale per proteggere i raccolti dai topolini.

Da qui le vicende dei piccoli felini divengono più note, sappiamo bene infatti quanto il gatto sia stato venerato nel mondo antico. I primi e più devoti amanti dei gatti furono gli antichi Egizi, che veneravano il gatto in qualità di animale sacro, lo adornavano e onoravano come dimostrano tanti ritrovamenti. Addirittura ad essi era dedicato un intero culto dei morti a sé stante, con necropoli esclusivamente adibite alla loro sepoltura.

La dea Bastet aveva le sembianze di una gatta e i sacerdoti traevano presagi dai comportamenti dei gatti, che si ritiene fossero della specie Felis Lybica (3000 a.C.). Sembra che proprio a partire dall’Egitto sia scaturita la diffusione del gatto nelle restanti parti del mondo, ad iniziare dalla non lontana Grecia, i cui abitanti, arrivati in Egitto per motivi commerciali, una volta appurate le caratteristiche singolari e vantaggiose di questi nuovi animaletti, avrebbero comprensibilmente voluto acquistarne qualcuno.

Ma, come detto, per gli Egizi i gatti erano sacri e non in vendita, pertanto i Greci e altri grandi popoli pensarono bene di esportare segretamente in patria alcune coppie di questo esemplare e farle riprodurre. Furono i Greci stessi, poi, a vendere gatti ai vari popoli che oggi definiremmo Europei, ma chiaramente fu semplice da qui la diffusione dell’animale anche in tutto il continente asiatico. Ovunque il gatto era ammirato e trattato con rispetto, considerato come avente una sua personalità e quasi un porta fortuna.

Ma veniamo al Medioevo, più avanti, dove la Storia del Gatto si rivela ancora più interessante ed incredibile …


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Medioevo: il Periodo Nero dei Gatti

Probabilmente però fu lo stesso carattere riservato e indipendente che aveva incantato tante popolazioni a rivelarsi fatale per questo animale durante il Medioevo. Questo periodo, caratterizzato dalla superstizione e dal bigottismo, non fu affatto semplice per i gatti, i quali si ritrovarono vittime di persecuzioni e riti sadici che ne fecero ridurre drasticamente il numero. Si pensa, a tal proposito, che l’epidemia di peste bubbonica si sia diffusa così tanto anche a causa del fatto che non ci fossero più in circolazione gatti a sufficienza per tenere a bada i topi, che nel frattempo erano liberi untori. Fu ufficialmente papa Gregorio IX a decretare nel 1233 la cosiddetta caccia alle streghe, con la Bolla “Vox in rama audita est”.

Furono condannate tutte le pratiche eseguite da queste donne, tra cui alcuni riti che avevano come protagonisti i gatti, visti dalla Chiesa come il simbolo del demonio, tanto più se di colore nero. Ancora oggi tante persone credono che i gatti neri portino sfortuna e, nonostante la nostra epoca pretenda una maturità nettamente superiore, cambiano strada quando per casualità ne incontrano uno, magari rimproverandosi di aver intrapreso quel percorso e non un altro.

La Storia del Gatto si macchia quindi anche di eventi ed episodi terribili.

Le modalità con cui venne sistematicamente eliminata una enorme quantità di gatti fanno rabbrividire, ponendoci di fronte alla crudeltà dell’essere umano e all’ipocrisia che si celava dietro un’azione fatta teoricamente per combattere l’eresia. Dove sia lo spirito Cristiano nel provare piacere a torturare un animale innocente, a bruciarlo vivo, gettarlo da un campanile o crocifiggerlo è difficile da comprendere. Il giorno deputato al rogo dei gatti era quello di San Giovanni, il 24 giugno, giornata durante la quale tanti mici venivano portati nelle piazze e bruciati, con la convinzione di aver così eliminato una presenza demoniaca, un emissario di Satana. Un’altra pratica brutale avveniva nella fiamminga Ypres (attuale Belgio) dove i gatti venivano lanciati dall’alto e lasciati morire schiantandosi al suolo.

Credenze e Miti

Ancora oggi sono tante e diffuse nel mondo le credenze sui gatti, di ogni tipo.

La diceria più comune è quella che sostiene che i gatti abbiano sette vite. L’iperbole in questo caso è facilmente imputabile alla straordinaria abilità del felino, che “casca sempre in piedi” (altra convinzione poco vera). Sicuramente i gatti hanno i riflessi molto pronti e la velocità dalla loro parte, questo contribuisce a salvarli nelle situazioni di pericolo in cui se la possono cavare meglio di tanti altri, ma non si possono di certo prendere alla lettera queste forme proverbiali.

Un’altra opinione ampiamente diffusa, stavolta tra i pigri dell’addomesticamento, è che un gatto non abbia bisogno di essere educato. Questo è il tipico caso dei gatti che prendono il sopravvento sui padroni timorosi: se da un lato è vero che apprendano molte cose per istinto, per istinto tenderanno pure ad essere dominanti sul territorio, quindi se non incontrano dei divieti imposti dal padrone, la situazione degenera con molta facilità.

Dall’esterno, questo comportamento a volte dispettoso, a volte opportuista, è reputato, da tutti coloro che non hanno mai condiviso il quotidiano con un gatto, come una forma di anaffettività e disinteresse verso il padrone da parte del micio. Quelli che hanno invece avuto la fortuna di averci a che fare, sanno benissimo che non è affatto come sembra e che le fusa di un gattone dopo una lunga e stancante giornata siano una nota di dolcezza insostituibile.

Negli anni si sono accumulate decine e decine di altre credenze sui gatti, più o meno fondate, alcune davvero bizzarre, come quella secondo la quale i gatti prevedrebbero la morte delle persone accovacciandosi vicino a colui che sta per morire, oppure il fatto che mettendo un ciuffo di peli del gatto sotto alla zampa del tavolo, questo possa servire afar abituare il gatto a tale ambiente domestico.

Ancora, c’è chi crede che, al contrario, vedere un gatto nero possa portare fortuna, ma solo se lo si avvista nella notte di capodanno, ma anche chi, tra gli americani specialmente, pensa che vederne uno bianco di notte porti sfortuna, ma sognarlo sia di buon auspicio.

Ancora in America si dice che nel momento in cui si inaugura una nuova casa, bisogna far entrare il gatto dalla finestra e non dalla porta, mentre in Cina lo starnuto del gatto fa gioire tutti, dal momento che si pensa che possa portare bene. Infine, per concludere la carrellata di esempi, ma si potrebbe andare ancora avanti per molto, un proverbio tedesco che risuona quasi saggio tra tutte queste stranezze poco fondate dice che per vivere bene bisognerebbe mangiare come un gatto e bere come un cane.

Gatti: le Razze

Un altro mito da sfatare forse è quello che accomuna i gatti tutti in una stessa categoria indefinita, probabilmente perché a confronto con i cagnolini ci sono differenze più sottili tra le varie razze, ma a ben guardare nemmeno troppo. Esistono infatti tante razze diverse di gatto e anche ben distinguibili tra di loro. Chi confonderebbe mai un gatto siamese con un persiano?

Per fare un po’ di ordine nella classificazione, si potrebbe partire da una suddivisione sulla base della lunghezza del pelo; abbiamo infatti quattro grandi categorie:

  • Gatti a Pelo Corto
  • Gatti Senza Pelo
  • Gatti a Pelo Semilungo
  • Gatti a Pelo Lungo

 


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Tra i gatti a pelo corto troviamo il nostro comune gatto di casa, il Soriano, detto anche Meticcio. Questo gatto, molto diffuso in tutta Europa e Medio Oriente, anche se di origine siriana, mostra solitamente un carattere affettuoso e giocherellone, amante delle coccole ma anche della caccia.

Il gatto Abissino è invece originario dell’Etiopia, molto diffuso attualmente negli USA e in America settentrionale, ha come caratteristiche di riconoscimento un fisico asciutto ma muscoloso, la testa rotonda e la coda lunga e affusolata. Come molti esemplari di origine africana, è abituato e adatto a sopportare temperature anche molto elevate.

Il gatto del Bengala, si chiama così per il luogo da cui proviene il gatto leopardo, dal quale, per mezzo di un incrocio con un gatto europeo, è nata proprio questa nuova razza, caratterizzata appunto dall’inconfondibile manto maculato come quello di un leopardo. Nonostante siano ormai diversi anni che questo tipo di gatto convive con l’uomo, non perde il suo forte istinto selvatico e ha bisogno di tanto spazio per correre, anche se è affettuoso come gli altri gatti domestici.

Il gatto Certosino è invece assolutamente domestico e originario della Francia. Anche lui ha un pelo molto peculiare, di colore grigio intenso riflessato di blu, dall’aspetto vellutato, e gli occhi color giallo oro. Ha una corporatura piuttosto robusta e una personalità leale e affettuosa nei confronti della famiglia in cui vive.

Il gatto Siamese deve il suo nome all’origine del Siam, oggi Thailandia, ed è l’inconfondibile gatto con la testa triangolare e gli occhi profondamente blu, disposti in obliquo rispetto al setto nasale. Ha un portamento elegante, dovuto anche alla corporatura longilinea, e una spiccata personalità, che gli consente di comunicare con il padrone in maniera singolarmente chiara, attraverso la modulazione dei miagolii.

Altri gatti dal pelo corto facenti parte di razze ben distinte e conosciute sono gli Ocicat, il Savannah, il gatto europeo e quello esotico, più selvatici i primi due, giocherelloni e domestici i secondi.

Per quanto riguarda i gatti senza pelo, i più famosi sono il Don Sphynx, originario della Russia, e lo Sphynx Canadian, proveniente invece dal Canada. Entrambi sono caratterizzati appunto dal fatto di non avere peli sul mantello, cosa che li rende rari e inconfondibili.

Tra i gatti a pelo semilungo, il Maine Coon è originario dell’America settentrionale, come suggeriscono i tratti evidentemente adibiti a sopportare temperature rigide. Ha infatti una corporatura massiccia e un pelo lungo e foltissimo, che termina con una codona spettacolare che amano avvolgere intorno al corpo quando dormono. Sono molto docili e adatti alla convivenza con anziani e bambini, ma comunque vivaci e gran giocherelloni. Facilmente si confonde il Maine Coon con il gatto Norvegese, originario della Norvegia appunto, dal quale differisce sostanzialmente per la forma del muso, più appuntita nel norvegese.

Un gatto a pelo decisamente lungo è infine il Persiano, originario del Medio Oriente (Iran) ma attualmente molto diffuso anche in Europa. Questo gatto si riconosce, oltre che per il pelo caratteristico, per il muso schiacciato e tondo, le orecchie piccole, la corporatura robusta, ma soprattutto per il suo portamento, aristocratico e molto posato. È infatti un perfetto gatto da compagnia, docile e tranquillo, affettuoso e gran dormiglione.

Un caro saluto a tutti i lettori dai ragazzi di ForumGatti.it!

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Curiosità, Razze